L’uomo nuovo

10.00

Esaurito

“offrire il proprio petto perché sia da fondamento alla Vittoria, che può sgorgare solo da una trasfigurazione spirituale”

Esaurito

Autore:Ion Motza
Casa editrice: Ar

Edito per i tipi di Ar, “L’uomo nuovo” è una raccolta di articoli di Ion Moța, curata da Ion Marii, pubblicati su diversi giornali, che coprono un arco di tempo che spazia dai primi anni ‘20 al 1936, anno del martirio dell’autore.

Testo agile ed impreziosito da un formato tascabile ma dotato da un innegabile fascino, risalendo la stampa al 1978. Pazientemente ed efficacemente tradotti da Claudio Mutti, gli articoli ci conducono con mano in un viaggio nelle idee e nelle battaglie della migliore gioventù romena del secolo scorso.

A guidarci in questo percorso è Ion Moțza, numero due della Guardia di Ferro e prefigurazione di quell’Uomo Nuovo, di quell’uomo del sacrificio a cui la Legione volle dar vita, personificazione, attraverso lo stile, del motto “Essere Esempio”.

Si comincia con il 1922, anno che in Romania vide protagonista, nelle scuole, nelle università e nelle piazze, quel grande Movimento Studentesco che lottava per il numerus clausus (1). Seguono gli scritti dalla prigionia, dove Moța e Codreanu, entrambi lì rinchiusi da un sistema che aveva già capito quanto fosse pericoloso il loro credo ed il loro stile, per quel vecchio mondo borghese che cercava a fatica di perpetuarsi. Da questo fecondo incontro, qualche anno più tardi, nel 1927, nascerà, sotto le insegne dell’Arcangelo Michele, la Legione. Scorrono, tra le pagine del libro, anni di dura lotta politica: vediamo Moța impegnato ora in aspre polemiche intorno ai problemi etnici e politici della sua Transilvania, ora in risposte a tono ai giornali che infangavano la Legione e il suo Capitano, ed ancora in precisazioni necessarie su quale fosse il vero fronte della militia legionaria: quello dello Spirito. Così, ecco l’imperativo: “all’Icona!” (2). Tornare ad una visione spirituale della vita, per forgiare l’Uomo Nuovo.

Filo conduttore, oltre le contingenze politico-sociali, della raccolta è, infatti, quello di una lotta prima di tutto spirituale, contro i nemici interni, prima di quelli esterni, nel segno della Formazione. “Non programmi, ma Uomini Nuovi”. Ciò risulta evidente al lettore già a partire dalla copertina scelta dalle Edizioni di Ar, l’Arcangelo Michele, che, schiacciando il diavolo, rappresenta la vittoria della parte luminosa dell’uomo, su quella oscura. Vittoria, prima da ottenere in sé, per poi guidare la Stirpe a vincere sul mondo esterno.

E’ lo stesso Moța a puntualizzare questo “primato dello Spirito”, quando individua, nella scuola militare dell’anima propria della Legione, la differenza coi Cuzisti della L.A.N.C. (3), affini ideologicamente, ma privi di una Visione del Mondo radicata nello Spirito, che, sola, assoluta, dà un senso al vivere ed al combattere.

La penna affilata ma raffinata di Ion Moța si districa indenne tra le trappole dialettiche intessute dal politicante di turno, e disegna ricami dall’alto contenuto spirituale: come l’ultimo saluto a Virgil Teodorescu, giovane martire legionario, e le esortazioni ai giovani militanti a “gettarsi nel turbine, seppellire la propria giovinezza” (4) ed “offrire il proprio petto perché sia da fondamento alla Vittoria, che può sgorgare solo da una trasfigurazione spirituale”. (5)

Lo spirito di sacrificio è l’essenziale.

Sacrificio a cui Moța stesso andò incontro, volontario in Spagna, a fianco del camerata Vasile Marin, il 13 gennaio 1937. Le lettere dal fronte, in appendice al libro, ci restituiscono l’umanità del vice di Codreanu, preoccupato costantemente per il benessere dei propri familiari in Patria, ma fermo e risoluto al compimento del proprio dovere, volontariamente scelto.

Il martirio in quel di Mahadajonda consegna Ion Moța alla schiera immortale degli eroi caduti per la Tradizione. A noi il compito, ambizioso, di raccogliere il testimone del loro esempio. La lettura di questo libro può essere un sostegno in questa lunga e faticosa battaglia.

Letto da un militante | L’uomo nuovo

Anno

1978

Pagine

288

Ion Motza

Lo spirito delle fiabe dell’infanzia e delle battaglie epiche del nostro passato vive nella gioventù. Essa sente che nulla può dare alla vita bellezza e incanto se non lo slancio eroico e l’amore per un ideale. Questa purezza di sentire, dalla quale si leva la generosità del giovane per la conquista eroica della vittoria, questo vigoroso e splendido slancio verso l’ideale lo proteggono dall’angusta prigione dell’individualismo materialista e lo rendono atto ad essere integrato nella comunità.